Trama

             Questa divertentissima farsa in tre atti di Luigi Lunari trae spunto da un classico del teatro satirico tedesco del primo novecento, Die Hose, di Sternheim.

           Scritta e portata sulle scene per la prima volta nel 1966, è a tutt’oggi ancora in circolazione, e sembra anzi godere di una sorta di revival, oggetto tra l’altro di innumerevoli edizioni amatoriali, sia in lingua italiana che in questa o quella lingua regionale, segno indiscusso della sua validità.

             La trama è davvero intrigante.

             La cerimonia di inaugurazione della nuova filiale di una banca viene funestata da un “incidente” inatteso: alla signora Martelli, moglie di un piccolo  impiegato votato a mettersi in luce per fare carriera, cadono improvvisamente le mutande per la rottura dell’elastico.

          Per quanto prontamente superato, l’avvenimento non sfugge agli occhi dei presenti, suscitando morbose curiosità e segrete voglie tra quanti vi hanno assistito.

        Così, quello che all’inizio sembrava un innocente imprevisto, rischia di trasformarsi in uno scandalo irreparabile in quell’ambiente di borghese ipocrisia provinciale, tale da compromettere per sempre la carriera dell’ignavo rag. Martelli.

          Da qui prende il via una girandola di situazioni boccaccesche, che tra colpi di scena e guizzi esilaranti mette a nudo i difetti, i piccoli vizi, i facili compromessi, i farisaici ritegni, le ambigue grettezze d’una certa società italiana.

            La commedia mantiene quel che promette, rivelandosi una autentica “macchina teatrale”.

       Lunari, esperto conoscitore dei meccanismi della scena,  conduce l’intreccio della trama con notevole abilità, con personaggi ben delineati, colpi di scena ben collocati, un minimo di significato “morale” nella denuncia di un maschilismo imperante, che alla fine soccomberà sotto il buon senso, la rettitudine, la concretezza della donna.

           E in definitiva, è il ritratto di un mondo represso e compresso che troverà il suo naturale declino nell’orgia liberatoria del ’68, con un finale che vede la sconfitta di tutte le velleità dei maschi e la vittoria del buon senso femminile.

© 2015 by TEATRO DEL SORRISO                          

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