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Presentazione

       Roma, ottobre 1867.
       La città è in fermento.


     La notizia che il generale Garibaldi, lasciata avventurosamente Caprera, sta marciando verso il Tevere alla testa dei suoi volontari, ha riacceso nell’animo dei patrioti le speranze perdute nel 1849 con la fine della Repubblica Romana.


      Il coronamento del sogno di una nazione unificata sta per compiersi.


    Manca soltanto l’ultimo tassello, reclamato a gran voce dai liberali di tutta Europa: la proclamazione di Roma Capitale del nuovo Regno d’Italia.


     Ma occorre prima strapparla al Papa, che in essa ha posto la sede del suo potere temporale.


    Per dimostrare la determinazione dei romani, è necessario dunque che il popolo insorga e apra le porte della città ai garibaldini, attestati nei pressi di Monterotondo e Mentana.


    I tentativi di insurrezione vengono però duramente contrastati dalle guardie pontificie, e dai soldati francesi mandati da Napoleone III in difesa di Pio IX.


     Molti tentativi di portare armi in città falliscono.


    A Villa Glori i fratelli Cairoli cadono con le armi in pugno.


    Le rappresaglie sono all’ordine del giorno.


    E’ in questo clima che matura l’attentato alla caserma Serristori, in risposta ad un massacro di civili compiuto dagli zuavi pontifici in un lanificio di Trastevere.


     Traditi da una spia, gli autori vengono immediatamente arrestati e rinchiusi alle Carceri Nuove.


     Due sono muratori, Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti  (personaggi storici, veramente esistiti).


     Il terzo è Cesare Costa, figlio illegittimo di una nobildonna romana, che ha aderito anche lui alla causa rivoluzionaria.
Nessuno ha dubbi sulla sorte che attende i tre accusati: per ristabilire l’ordine e la legalità è necessaria una condanna esemplare.


    Qui entra in scena la figura tormentata e inquieta di monsignor Colombo da Priverno, interpretato nel film di Luigi Magni da un grandissimo Nino Manfredi.


    E’ a lui, cardinale e giudice della Sacra Consulta, che la madre di Cesare, la contessa Flaminia, si rivolge nel disperato tentativo di salvare la vita del figlio, che tutti ritengono invece il suo amante segreto.


    E per convincerlo ad aiutarla, non esita a rivelargli che è proprio lui il padre naturale del ragazzo, nato da una fugace relazione consumatasi nel 1849 durante la Repubblica Romana.


    Turbato da questa notizia, in preda ad una profonda crisi, monsignor Priverno tenterà con ogni mezzo di strappare i condannati alla lama della ghigliottina.


   E di fronte alla scelta drammatica e sofferta se piegarsi all’autorità o ascoltare la voce della propria coscienza, non esiterà a schierarsi apertamente contro il potere della Chiesa, un potere oramai superato dalla Storia e già in fase di inarrestabile declino, ma ancora ostinatamente esercitato nel nome del Papa Re.

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